lunedì 9 luglio 2012

Foglio bianco


Ti auguro un anno pieno di cose importanti.
E' l’augurio che si fa spesso, anche un po’ per se stessi: che la vita si arricchisca ogni giorno di più e che il passato possa fungere da base per il futuro. Poi, però, la routine prende il sopravvento.

Fa paura la routine, tutti dicono di volerla evitare, ma raramente qualcuno decide di prendersi la responsabilità di cambiare qualcosa e di mettersi in gioco; quando questo succede lo si fa spesso con impeto ed arroganza, mossi più che altro da una sensazione di frustrazione. In questo modo, di cose importanti alla fine ne arrivano ben poche.
Tuttavia anche l’inevitabile routine può fungere da base per il futuro: è come un foglio bianco su cui disegnare, ma non è importante cosa si disegna ne che il disegno sia bello, colorato o perfetto; bensì, dev’essere unico, proprio, sincero, in una parola, speciale.

venerdì 8 giugno 2012

Felicità



Un momento di umiltà, onestà e dedizione, di passione e semplicità; un momento dove le distanze non esistono più, anche grazie all’assenza di trucchi ed effetti speciali, un coinvolgimento totale e vicendevole. Per un momento la quotidianità ed i problemi restano fuori, liberando le emozioni e lasciandosi pervadere da un unico sentimento corale. Tanta felicità, che supera le regole e le conformità e che basta da sola a reggere il peso delle responsabilità.

sabato 21 aprile 2012

Scienza ad occhi chiusi


Lo scienziato apre gli occhi e pensa, il poeta chiude gli occhi e canta.
Una semplice frase inventata al momento, due modi diversi di vedere la realtà.
Qual è il punto di vista migliore, quello che ti permette di avere sempre una risposta pronta, quello che ti permette di stare sempre un passo avanti rispetto agli altri, quello che nessuno può contraddire?
Qual è il proprio punto di vista, quello personale che caratterizza ognuno di noi, quello che ci distingue dagli altri, quello che sta alla base delle nostre scelte, quello in cui crediamo?

mercoledì 4 aprile 2012

Oggi


Se pensi a quello che potrebbe succederti domani, perdi di vista quello che puoi fare oggi.
Domani potresti ammalarti, domani potresti perdere il lavoro; domani potresti perdere la casa, domani potresti restare solo.
Ma se pensi a quello che potrebbe succederti domani, perderesti di vista quello che hai oggi.
Quante cose puoi fare ora, quante soddisfazioni potresti toglierti; quanti contributi potresti dare ora, quante persone potrebbero giovarne!
Se pensi a quello che potrebbe succederti domani, perderesti di vista quello che puoi fare oggi.


sabato 3 marzo 2012

Risveglio


Un giorno si svegliò e si accorse di avere quello che aveva sempre sognato: una grande casa con il maggiordomo, una bellissima moglie ed una famiglia perfetta, una macchina con autista, un’azienda tutta sua dove tutti lavoravano per lui, una carriera brillante che gli permetteva di viaggiare ovunque...Ma gli mancava qualcosa, qualcosa per cui valeva la pena rinunciare a tutto. Voleva la vita di prima, ma era ormai troppo tardi.
Sei fortunato, gli dicevano prima. Ora tutti volevano prendere il suo posto e da tutti doveva difendersi.

sabato 4 febbraio 2012

Talenti



Le sinfonie così come le conosciamo oggi sono il frutto della sordità del compositore.
A 26 anni, in gran segreto, Ludwig van Beethoven comincia ad avvertire i primi sintomi della sordità. Avrebbe presentato la sua "prima sinfonia" da lì a qualche anno e la carriera da compositore era appena iniziata. Preso da enorme tristezza, medita il suicidio. 
La sordità ebbe un forte impatto sullo stile musicale dell'artista tedesco: secondo un gruppo di ricercatori olandesi, a mano a mano che la perdita dell'udito diventava più forte, le partiture subivano una evoluzione. Fino alle sinfonie così come le conosciamo oggi.
Secondo alcuni ricercatori coordinati da Edoardo Saccenti che hanno pubblicato un articolo sul British medical journal il compositore tedesco «utilizzava meno le frequenze che sentiva peggio». Gli studiosi, che hanno analizzato le opere di Beethoven, comprese le partiture, le note, gli strumenti, sostengono che «in principio il compositore smise di udire le note più acute. Di conseguenza, a mano a mano che la sordità avanzava, utilizzava sempre più le note basse e medie».
In una lettera all'amico e medico Wegeler del 1801 confessa la sua preoccupazione. Ma nel frattempo cerca di compensare questo difetto: nel 1815 inizia a servirsi di una trombetta per udire meglio le note delle sue composizione. Nel 1817, quasi completamente sordo, costruisce un pianoforte con le corde più tese. 
«O voi uomini che mi credete ostile, scontroso, misantropo o che mi fate passare per tale, come siete ingiusti con me (...) -scrive il compositore nel Testamento di Heiligenstadt indirizzato ai fratelli Kaspar Karl e Nikolaus Johann - ho dovuto isolarmi presto e vivere solitario, lontano dal mondo. Nonostante tutti gli ostacoli della natura, ha fatto di tutto per essere ammesso nel novero degli artisti e degli uomini di valore».

domenica 4 dicembre 2011

Uscire


Mi sento trascurata.
Gli altri non sono come te, ragionano in modo diverso, hanno un’educazione ed una mentalità diverse dalle tue; non puoi dare la colpa agli altri per come ti senti tu. Bisogna andare oltre, uscire da se stessi e porsi di fronte agli altri in maniera critica e positiva. Ci vuole tempo e bisogna fare delle verifiche, ma non si tratta più di pensare se la cosa va bene per te, ma di capire come puoi contribuire.

domenica 11 settembre 2011

Notte



Notte, un canto dal cielo.
Sereno, come cullato dalle onde del mare, rigenerato dall‘erba soffice e fresca, accarezzato dal delicato tepore del sole.

domenica 24 luglio 2011

L'imprevedibile

Per ora mi sento ancora uno spettatore; per ora l’unica cosa stabile è il lavoro!
Forse stai esagerando! Quello che hai fatto e stai facendo può avere inciso e potrebbe incidere più di quanto tu immagini; dovresti cercare di uscire un po’ da te stesso, lasciarti un po’ ammaliare dalle imperfezioni del mondo, sedurre dai difetti e prendere dalla complessità degli eventi. Ricorda: l’imprevedibile è la base della libertà!


lunedì 11 luglio 2011

Io resto qui



A volte mi dimentico di me, del mio passato, delle mie scelte, di quello che sono.
Cado in impaccio, non trovo le parole e non so reagire.
Però, io avevo scelto: ero caduto e mi ero rialzato, mi ero perso ed avevo ritrovato la strada.
Io resto qui!