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mercoledì 4 aprile 2012

Oggi


Se pensi a quello che potrebbe succederti domani, perdi di vista quello che puoi fare oggi.
Domani potresti ammalarti, domani potresti perdere il lavoro; domani potresti perdere la casa, domani potresti restare solo.
Ma se pensi a quello che potrebbe succederti domani, perderesti di vista quello che hai oggi.
Quante cose puoi fare ora, quante soddisfazioni potresti toglierti; quanti contributi potresti dare ora, quante persone potrebbero giovarne!
Se pensi a quello che potrebbe succederti domani, perderesti di vista quello che puoi fare oggi.


sabato 3 marzo 2012

Risveglio


Un giorno si svegliò e si accorse di avere quello che aveva sempre sognato: una grande casa con il maggiordomo, una bellissima moglie ed una famiglia perfetta, una macchina con autista, un’azienda tutta sua dove tutti lavoravano per lui, una carriera brillante che gli permetteva di viaggiare ovunque...Ma gli mancava qualcosa, qualcosa per cui valeva la pena rinunciare a tutto. Voleva la vita di prima, ma era ormai troppo tardi.
Sei fortunato, gli dicevano prima. Ora tutti volevano prendere il suo posto e da tutti doveva difendersi.

giovedì 3 marzo 2011

La grande casa

Vuoi un succo?
Le parole, appena sussurrate, lo risvegliarono dal dolce torpore. Lentamente si alzarono dal divano e, senza perdersi di vista un attimo, si spostarono in cucina. La grande casa, con le sue stanze, le sue pareti, le sue porte, le sue finestre, teneva il mondo lontano; i rumori della strada giungevano affievoliti ed in quel momento dentro la casa si sentiva solo il rumore delle piante dei loro piedi sul pavimento fresco.
Aprì il frigo, tirò fuori la bottiglia; prese un bicchiere dall’armadietto, sollevandosi sulle punte dei piedi, lo riempì e glielo diede. Restarono lì in piedi senza togliersi gli occhi di dosso, appoggiati dolcemente al piano della cucina ed illuminati dalla fioca luce della cappa; la tapparella del terrazzo leggermente abbassata lasciò entrare una leggera brezza che delicatamente accarezzò i loro corpi.
Vieni.
Prese la sua mano e lo condusse in camera.
Notte. Supini, le dita delle mani che sfiorano appena la pelle ancora calda. Silenzio, dalla finestra aperta il rumore di un tram in lontananza. Percepiva chiaramente che entrambi stavano pensando alla stessa cosa: era da tanto tempo che quel grande letto non ospitava un’altra persona.
Non rivide più la grande casa. Ripensandoci, però, le cose non sarebbero potute andare diversamente: fu tutto perfetto, puro, vissuto con la massima naturalezza e sincerità. 
Grazie a questa considerazione, col tempo riuscì a colmare la sensazione di vuoto e di sfiducia ed a risvegliare in lui il desiderio e la speranza.

martedì 25 maggio 2010

Il mio mestiere

Ho cercato di riassumerti i fatti principali che mi sono accaduti in tutti questi anni, ti ho dato un’idea di quello che ho fatto e dell’ambiente dove ho lavorato. Volendo, potrei darti una mano per farti entrare nel mondo del lavoro in cui io ho vissuto per trentaquattro anni. Vuoi fare il mio mestiere?


C'era un tipo che viveva in un abbaino per avere il cielo sempre vicino; voleva passare sulla vita come un aeroplano, perché a lui non importava niente di quello che faceva la gente. Solo una cosa per lui era importante e si esercitava continuamente per sviluppare quel talento latente che è nascosto tra le pieghe della mente.

E la notte, sdraiato sul letto, guardando le stelle dalla finestra nel tetto con un messaggio

voleva prendere contatto.


No, non voglio fare il tuo mestiere, non mi sento tagliato per quel tipo di lavoro. Ho passato tutta la vita a concentrarmi su un altro tipo di argomento che ora mi parrebbe stupido non mettere in pratica ciò che ho imparato.

Ho rubato il tempo, ma ora ho trovato una collocazione, la mia dimensione e mi sento libero.


Dopo un po' di tempo la sua sicurezza comincia a dare segni di incertezza: si sente crescere dentro l'amarezza, perché adesso che il suo scopo é stato realizzato si sente ancora vuoto, si accorge che in lui niente é cambiato, che le sue paure non se ne sono andate, anzi che semmai sono aumentate dalla solitudine amplificate.

E adesso passa la vita a cercare ancora di comunicare con qualcuno che lo possa far tornare.


martedì 24 novembre 2009

Il viaggio

Ho voglia di casa. Ma dov’è casa mia?


A volte le circostanze ci portano lontano dalle nostre case, dalle nostre città, dagli ambienti conosciuti, facendoci perdere di vista i nostri riferimenti. La vita è come un viaggio, che assomiglia al corso di un fiume. Alla sorgente il fiume è appena un torrente tumultuoso e rapido: man mano che scende verso valle accumula acqua e materiale, ingrossandosi, allargandosi e calmandosi; quindi assume il suo aspetto definitivo proseguendo il tragitto più o meno lungo verso il mare.

Così, noi nasciamo, esuberanti e spensierati, cresciamo, maturiamo, viviamo; come il fiume accumula sostanza lungo il suo corso così noi, negli anni, raccogliamo esperienze, viviamo sensazioni, conosciamo persone. E, come non si conosce il punto esatto dove il fiume incontra il mare, noi non conosciamo il nostro destino. La vita, come il fiume, si snoda lungo un’unica direzione, passato, presente, futuro: ciò che è stato, ormai lasciato alle spalle, compenetra ed amplifica il presente, che a sua volta funge da porta d’ingresso per ciò che verrà.

Nella vita non dobbiamo sentirci spaesati, spiantati, sradicati: restiamo sempre noi stessi anche se fisicamente ci spostiamo, anche se il tempo cambia le cose.

Past is another country, they do things differently – Il passato è come un’altra Nazione: cambia solo il modo di fare le cose.


Allora? La mia casa! Dov’è

Ovunque