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martedì 16 febbraio 2010

Fantasma

Seduto sul sedile del passeggero, si girò per guardare fuori dal finestrino dell’auto. La piazza, concepita negli anni venti del secolo scorso, era lì, come sempre: di notte dava il meglio di sé.


In quel momento ripensò ad un film che aveva visto qualche mese prima presso l’auditorium di quella piazza e si ritrovò quasi per caso a riflettere sulla sua vita.


Quante case e quanti ambienti aveva cambiato, dove magari avrebbe potuto mettere radici. Quante persone aveva involontariamente lasciato, con cui magari avrebbe potuto condividere esperienze durevoli. Quante difficoltà negli anni e quante scelte non scontate per accumulare il bagaglio di esperienze attuale. Quante relazioni, amicizie, rapporti aveva visto passare e mutare a seconda delle circostanze e degli stati d’animo, quante sicurezze, desideri ed idee aveva visto cadere troppo repentinamente.






Mai come prima le parole del protagonista di quel film riecheggiarono nella sua mente con tanta passione:


Dovunque un poliziotto picchia una persona,

dovunque un bambino nasce gridando per la fame,

dovunque c'è una lotta contro il sangue e l'odio nell'aria,

cercami e ci sarò.

Dovunque si combatte per uno spazio di dignità

per un lavoro decente, una mano d'aiuto,

dovunque qualcuno lotta per essere libero,

guardali negli occhi e vedrai me.


Ciò che conta è che bisognerebbe avere qualcosa in cui credere, infatti, si riuscirebbe a superare meglio cose come le incomprensioni e la solitudine non sarebbero nemmeno concepibili.


Tutto questo pensò mentre in auto passava, seduto sul sedile del passeggero, davanti alla piazza dopo mezzanotte e, benché si sentisse solo, quelle parole di speranza e coraggio gli diedero un senso di libertà e serenità.

giovedì 29 ottobre 2009

Il vecchio contadino

Il tempo sta dalla nostra parte, sistema le cose. Dobbiamo imparare a conoscerlo, a capirlo, anche se a volte sembra scoraggiarci. Imprevisti accadono quotidianamente, preoccupazioni, angosce, ansie e paure ci perseguitano. Ma quando la situazione sembra senza via di uscita, quando tutto quello che ci circonda sembra aver perso il senso, bisogna ricominciare a credere. Credere in noi e nel domani, nei nostri talenti e nella generosità del futuro. Noi dobbiamo fare la nostra parte passo dopo passo, affidandoci allo scorrere del tempo, al susseguirsi delle circostanze, al disegno degli eventi, con la consapevolezza che la fortuna e la disgrazia non sono assolute.


C'era una volta un vecchio contadino che lavorava la terra con l'aiuto di suo figlio e di un cavallo. Un giorno il figlio arrivò trafelato dal padre dicendogli: "Che disgrazia, il cavallo è scappato!". "Perché la chiami disgrazia figliolo", disse il padre, "vediamo cosa ci porta il domani!". Dopo pochi giorni il cavallo tornò accompagnato da una bellissima giumenta. "Che fortuna, padre!!!", esclamò il ragazzo, "il nostro cavallo ne ha portato un altro!". "Perché la chiami fortuna?", escalmò il padre, "vediamo cosa ci porta il domani". Pochi giorni più tardi il ragazzo volle montare il nuovo cavallo che, però, non abituato ad essere cavalcato, lo fece cadere e rompere una gamba. "Padre, che disgrazia! Mi sono rotto una gamba!!", escalmò il ragazzo ed il vecchio: "perché disgrazia? Vediamo cosa ci porta il domani!". Il ragazzo, però, non era convinto e si lamentava nel suo letto. Pochi giorni dopo passarono nel villaggio gli inviati del re per raccogliere i ragazzi da portare alla guerra e vedendo il giovane invalido lo lasciarono lì...