Visualizzazione post con etichetta sogni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sogni. Mostra tutti i post

giovedì 12 luglio 2012

Sogno



Albeggiava. Scostò le lenzuola e l’aria fresca della notte, che filtrava attraverso le persiane, cominciò ad accarezzarle dolcemente la pelle. Guardò su verso il soffitto, immobile e leggero, poi, pigramente, si voltò verso di lui; nella penombra riusciva a scorgere appena la sagoma del suo corpo parzialmente coperto. Dai piccoli movimenti delle sue labbra, e dai suoni quasi impercettibili che uscivano dalla sua bocca, capì che stava sognando. Sebbene si trovassero a pochi centimetri l’una dall’altro, ebbe per un istante come una malinconica sensazione che fossero estranei. Chissà dov’era in quel momento, cosa stava vedendo, con chi era? Forse non l’avrebbe saputo mai: le sensazioni che si provano nei sogni sono difficilmente condivisibili. Lo sfiorò dolcemente con le dita della mano, poi tornò a fissare il soffitto.
Per un attimo ci aveva pensato, ma non poteva svegliarlo, non poteva interrompere il suo sogno. Tra poco si sarebbero svegliati, si sarebbero abbracciati e baciati, si sarebbero vestiti ed avrebbero cominciato una nuova giornata, spinti da quel continuo, misterioso e meraviglioso impulso di condivisione e complicità, ma ora no, bisognava lasciare tutto così fino al risveglio. Non gli avrebbe chiesto nulla del sogno.
Un nuovo e fresco colpo d’aria si fece largo attraverso le fessure delle persiane e passò sulla sua pelle spazzando i pensieri; si rigirò nel letto e si riaddormentò.

giovedì 20 gennaio 2011

La principessa

Una volta un re fece una festa e c'erano le principesse più belle del regno. Ma un soldato che faceva la guardia vide passare la figlia del re. Era la più bella di tutte e se ne innamorò subito. Ma che poteva fare un povero soldato a paragone con la figlia del re! Basta! Ma, finalmente, un giorno riuscì a incontrarla e le disse che non poteva più vivere senza di lei. E la principessa fu così impressionata del suo forte sentimento che disse al soldato: "Se saprai aspettare cento giorni e cento notti sotto il mio balcone, alla fine, io sarò tua!"
Ma, subito il soldato se ne andò là e aspettò un giorno, due giorni e dieci e poi venti. Ogni sera la principessa controllava dalla finestra ma quello non si muoveva mai. Con la pioggia, con il vento, con la neve era sempre là. Gli uccelli gli cacavano in testa e le api se lo mangiavano vivo ma lui non si muoveva. Dopo novanta notti era diventato tutto secco, bianco e gli scendevano le lacrime dagli occhi e non poteva trattenerle poiché non aveva più la forza nemmeno per dormire... mentre la principessa sempre lo guardava. E arrivati alla novantanovesima notte il soldato si alzò, si prese la sedia e se ne andò via. (
Alfredo)


Il soldato se ne andò perché non avrebbe sopportato il dolore se la principessa non avesse mantenuto la promessa.


Cosa è meglio: vivere novantanove notti nell’illusione, evitando una possibile delusione, oppure vivere fino alla centesima notte per non avere rimpianti, con la possibilità di rimanere profondamente delusi da un’eventuale promessa mancata? Oppure non aspettare nemmeno un giorno, evitando anche l’illusione?


La lezione del cavallo insegna ad agire in maniera positiva, non in maniera cinica, facendo della propria delusione e disperazione, la propria forza.

domenica 17 gennaio 2010

Il vento irrequieto

C’era una volta un piccolo villaggio della campagna [...]. I suoi abitanti credevano nella tranquillità. Se vivevi in questo villaggio, infatti, sapevi cosa ci si aspettava da te, conoscevi il tuo posto nel disegno prestabilito e se per caso te lo dimenticavi qualcuno ti aiutava a ricordarlo. In questo villaggio, se vedevi qualcosa che non avresti dovuto, imparavi a guardare dall’altra parte; se accadeva che le tue speranze venissero deluse, imparavi a non chiedere di più.

Così attraverso momenti belli e brutti, fame ed abbondanza, gli abitanti si tenevano stretti alle loro tradizioni, finche in un giorno d’inverno, un vento irrequieto soffiò da nord.


Colpì improvviso, portò novità e scompiglio: l’equilibrio cominciò ad essere minacciato ed a vacillare, portando alla luce tutte le sue debolezze e le contraddizioni. La tranquillità non era più scontata.

In una parola portò umanità, scoprì ciò che si celava sotto la maschera perfetta, ciò che era stato soppresso dalle regole, dalle consuetudini, dalle tradizioni; portò alla luce le speranze, i desideri, i sogni, le emozioni, tutto ciò che era stato messo da parte in nome di una ostentata sicurezza.


Le reazioni tra gli abitanti furono diverse: chi diede libero sfogo alle sue emozioni, chi rimase confuso, chi decise di tagliare con il passato, chi ebbe delle reazioni esasperate; ci fu anche chi non seppe sfruttare al meglio l’occasione rasentando il fanatismo, venendo per questo bandito dal villaggio.


Il tempo passò ed alla fine s’instaurò un nuovo equilibrio, più sincero e vero: ognuno aveva sì il proprio posto, ma non più motivato dalla paura, dal dovere o dal bisogno di tranquillità, bensì dal proprio stato d’animo rinnovato, libero e vivo.


Non possiamo misurare la nostra bontà in base a ciò che non facciamo, in base a ciò che neghiamo a noi stessi, a ciò a cui rinunciamo, a chi respingiamo. Dobbiamo misurare la bontà in base a ciò che abbracciamo, a ciò che creiamo e a chi accogliamo.

Quel giorno [...] furono colti da una nuova sensazione, un alleggerimento dello spirito, una liberazione dalla vecchia tranquillità.


Tuttavia il vento irrequieto del nord non era soddisfatto. Parlò [...] di paesi ancora da visitare, di amici bisognosi ancora da scoprire, battaglie ancora da combattere...da qualcun altro la prossima volta.

Così il vento del nord si stancò e andò per la sua strada.


Niente poté più disfare il tranquillo villaggio, i cui abitanti avevano finalmente imparato ad affrontare la vita di ogni giorno con entusiasmo e pazienza.




lunedì 30 novembre 2009

Miserabilmente uomini

Un attore inscena uno spettacolo sulla società sconfitta dalle regole/assenza di regole del mercato. Cosa ne è della persona? Assimilata. Cosa ne è dell’individuo, crogiolo di sentimenti, emozioni, percezioni, sogni, desideri, intuito, carisma, abilità, esperienza, che caratterizza ogni persona? Miseria. Il mondo è pieno di miserabili.


E non è solo il mercato a dettar legge, ma tutte le sovrastrutture costituite e governate dall’Uomo conducono alla miseria: lo racconta bene un recente film dove i personaggi acquistano la felicità solo dopo essersi emancipati dagli schemi.

In quello spettacolo sulla metamorfosi della società, allestito in forma di ballata c’è, ad un certo punto, una canzone molto amara e commovente alla quale io voglio contrapporne un’altra, più vecchia e positiva: nonostante tutto non bisogna perdere la speranza. Avere un sogno, porsi un obiettivo e volerlo raggiungere deve essere la motivazione: non è tanto importante ottenerlo, ma piuttosto impegnarsi a vivere con il desiderio di raggiungere questo obiettivo.

sabato 7 novembre 2009

Luce negli occhi

"Incredibile! -mormorò. L'uomo non somigliava affatto a lui, la donna poi conservava qualche cosa della donna-tigre del primo romanzo, ma non ne aveva la vita, il sangue. Pensò che quella verità che aveva voluto raccontare era meno credibile dei sogni che anni prima aveva saputi gabellare per veri. In quell'istante si senti sconsolatamente inerte, e ne provò un'angoscia dolorosa. Depose la penna, richiuse tutto in un cassetto, e si disse che l'avrebbe ripreso più tardi, forse già il giorno appresso."
Allora non c’è più niente da dire, niente da fare.
Passion is not maybe – La passione non è “forse”!
Sentimenti come fede, amore, passione non sono spinti dalla razionalità, che pure deve esserci, ma soltanto in seconda istanza. E quando si perde la capacità di sentire, quando viene a mancare la fiducia e non si credere più, cosa si può fare?
Chiediamolo a questi bambini che nonostante la pancia vuota sono capaci di regalare sorrisi sinceri con occhi vivi e sereni!






Lasciarsi pervadere dalle sensazioni, dai sentimenti, dalla bellezza, lasciarsi voler bene, lasciarsi amare: solo così ci si rende conto dei propri talenti e rinasce il desiderio di esprimerli.