Benvenuti. Spesso non riesco a trasmettere tutti i miei pensieri a voce. Forse è una questione di allenamento al dialogo. Del resto ognuno usa gli strumenti che conosce meglio ed il mio, per adesso, è quello della scrittura. Pertanto ho aperto questo blog con l’intenzione di condividere le mie esperienze. Tutti possono partecipare, non costa niente; potete anche farlo conoscere ad altre persone. Grazie
giovedì 12 luglio 2012
Sogno
giovedì 20 gennaio 2011
La principessa

Una volta un re fece una festa e c'erano le principesse più belle del regno. Ma un soldato che faceva la guardia vide passare la figlia del re. Era la più bella di tutte e se ne innamorò subito. Ma che poteva fare un povero soldato a paragone con la figlia del re! Basta! Ma, finalmente, un giorno riuscì a incontrarla e le disse che non poteva più vivere senza di lei. E la principessa fu così impressionata del suo forte sentimento che disse al soldato: "Se saprai aspettare cento giorni e cento notti sotto il mio balcone, alla fine, io sarò tua!"
Ma, subito il soldato se ne andò là e aspettò un giorno, due giorni e dieci e poi venti. Ogni sera la principessa controllava dalla finestra ma quello non si muoveva mai. Con la pioggia, con il vento, con la neve era sempre là. Gli uccelli gli cacavano in testa e le api se lo mangiavano vivo ma lui non si muoveva. Dopo novanta notti era diventato tutto secco, bianco e gli scendevano le lacrime dagli occhi e non poteva trattenerle poiché non aveva più la forza nemmeno per dormire... mentre la principessa sempre lo guardava. E arrivati alla novantanovesima notte il soldato si alzò, si prese la sedia e se ne andò via. (Alfredo)
Il soldato se ne andò perché non avrebbe sopportato il dolore se la principessa non avesse mantenuto la promessa.
Cosa è meglio: vivere novantanove notti nell’illusione, evitando una possibile delusione, oppure vivere fino alla centesima notte per non avere rimpianti, con la possibilità di rimanere profondamente delusi da un’eventuale promessa mancata? Oppure non aspettare nemmeno un giorno, evitando anche l’illusione?
La lezione del cavallo insegna ad agire in maniera positiva, non in maniera cinica, facendo della propria delusione e disperazione, la propria forza.
domenica 17 gennaio 2010
Il vento irrequieto

C’era una volta un piccolo villaggio della campagna [...]. I suoi abitanti credevano nella tranquillità. Se vivevi in questo villaggio, infatti, sapevi cosa ci si aspettava da te, conoscevi il tuo posto nel disegno prestabilito e se per caso te lo dimenticavi qualcuno ti aiutava a ricordarlo. In questo villaggio, se vedevi qualcosa che non avresti dovuto, imparavi a guardare dall’altra parte; se accadeva che le tue speranze venissero deluse, imparavi a non chiedere di più.
Così attraverso momenti belli e brutti, fame ed abbondanza, gli abitanti si tenevano stretti alle loro tradizioni, finche in un giorno d’inverno, un vento irrequieto soffiò da nord.
Colpì improvviso, portò novità e scompiglio: l’equilibrio cominciò ad essere minacciato ed a vacillare, portando alla luce tutte le sue debolezze e le contraddizioni. La tranquillità non era più scontata.
In una parola portò umanità, scoprì ciò che si celava sotto la maschera perfetta, ciò che era stato soppresso dalle regole, dalle consuetudini, dalle tradizioni; portò alla luce le speranze, i desideri, i sogni, le emozioni, tutto ciò che era stato messo da parte in nome di una ostentata sicurezza.
Le reazioni tra gli abitanti furono diverse: chi diede libero sfogo alle sue emozioni, chi rimase confuso, chi decise di tagliare con il passato, chi ebbe delle reazioni esasperate; ci fu anche chi non seppe sfruttare al meglio l’occasione rasentando il fanatismo, venendo per questo bandito dal villaggio.
Il tempo passò ed alla fine s’instaurò un nuovo equilibrio, più sincero e vero: ognuno aveva sì il proprio posto, ma non più motivato dalla paura, dal dovere o dal bisogno di tranquillità, bensì dal proprio stato d’animo rinnovato, libero e vivo.
Non possiamo misurare la nostra bontà in base a ciò che non facciamo, in base a ciò che neghiamo a noi stessi, a ciò a cui rinunciamo, a chi respingiamo. Dobbiamo misurare la bontà in base a ciò che abbracciamo, a ciò che creiamo e a chi accogliamo.
Quel giorno [...] furono colti da una nuova sensazione, un alleggerimento dello spirito, una liberazione dalla vecchia tranquillità.
Tuttavia il vento irrequieto del nord non era soddisfatto. Parlò [...] di paesi ancora da visitare, di amici bisognosi ancora da scoprire, battaglie ancora da combattere...da qualcun altro la prossima volta.
Così il vento del nord si stancò e andò per la sua strada.
Niente poté più disfare il tranquillo villaggio, i cui abitanti avevano finalmente imparato ad affrontare la vita di ogni giorno con entusiasmo e pazienza.
lunedì 30 novembre 2009
Miserabilmente uomini
Un attore inscena uno spettacolo sulla società sconfitta dalle regole/assenza di regole del mercato. Cosa ne è della persona? Assimilata. Cosa ne è dell’individuo, crogiolo di sentimenti, emozioni, percezioni, sogni, desideri, intuito, carisma, abilità, esperienza, che caratterizza ogni persona? Miseria. Il mondo è pieno di miserabili.
E non è solo il mercato a dettar legge, ma tutte le sovrastrutture costituite e governate dall’Uomo conducono alla miseria: lo racconta bene un recente film dove i personaggi acquistano la felicità solo dopo essersi emancipati dagli schemi.
In quello spettacolo sulla metamorfosi della società, allestito in forma di ballata c’è, ad un certo punto, una canzone molto amara e commovente alla quale io voglio contrapporne un’altra, più vecchia e positiva: nonostante tutto non bisogna perdere la speranza. Avere un sogno, porsi un obiettivo e volerlo raggiungere deve essere la motivazione: non è tanto importante ottenerlo, ma piuttosto impegnarsi a vivere con il desiderio di raggiungere questo obiettivo.
