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mercoledì 4 aprile 2012

Oggi


Se pensi a quello che potrebbe succederti domani, perdi di vista quello che puoi fare oggi.
Domani potresti ammalarti, domani potresti perdere il lavoro; domani potresti perdere la casa, domani potresti restare solo.
Ma se pensi a quello che potrebbe succederti domani, perderesti di vista quello che hai oggi.
Quante cose puoi fare ora, quante soddisfazioni potresti toglierti; quanti contributi potresti dare ora, quante persone potrebbero giovarne!
Se pensi a quello che potrebbe succederti domani, perderesti di vista quello che puoi fare oggi.


domenica 24 luglio 2011

L'imprevedibile

Per ora mi sento ancora uno spettatore; per ora l’unica cosa stabile è il lavoro!
Forse stai esagerando! Quello che hai fatto e stai facendo può avere inciso e potrebbe incidere più di quanto tu immagini; dovresti cercare di uscire un po’ da te stesso, lasciarti un po’ ammaliare dalle imperfezioni del mondo, sedurre dai difetti e prendere dalla complessità degli eventi. Ricorda: l’imprevedibile è la base della libertà!


martedì 25 maggio 2010

Il mio mestiere

Ho cercato di riassumerti i fatti principali che mi sono accaduti in tutti questi anni, ti ho dato un’idea di quello che ho fatto e dell’ambiente dove ho lavorato. Volendo, potrei darti una mano per farti entrare nel mondo del lavoro in cui io ho vissuto per trentaquattro anni. Vuoi fare il mio mestiere?


C'era un tipo che viveva in un abbaino per avere il cielo sempre vicino; voleva passare sulla vita come un aeroplano, perché a lui non importava niente di quello che faceva la gente. Solo una cosa per lui era importante e si esercitava continuamente per sviluppare quel talento latente che è nascosto tra le pieghe della mente.

E la notte, sdraiato sul letto, guardando le stelle dalla finestra nel tetto con un messaggio

voleva prendere contatto.


No, non voglio fare il tuo mestiere, non mi sento tagliato per quel tipo di lavoro. Ho passato tutta la vita a concentrarmi su un altro tipo di argomento che ora mi parrebbe stupido non mettere in pratica ciò che ho imparato.

Ho rubato il tempo, ma ora ho trovato una collocazione, la mia dimensione e mi sento libero.


Dopo un po' di tempo la sua sicurezza comincia a dare segni di incertezza: si sente crescere dentro l'amarezza, perché adesso che il suo scopo é stato realizzato si sente ancora vuoto, si accorge che in lui niente é cambiato, che le sue paure non se ne sono andate, anzi che semmai sono aumentate dalla solitudine amplificate.

E adesso passa la vita a cercare ancora di comunicare con qualcuno che lo possa far tornare.


venerdì 23 aprile 2010

Camminando lungo la spiaggia

Due adolescenti camminano scalze, con i pantaloni rivoltati sopra le caviglie, lungo il bagno-asciuga, bagnato dolcemente dall’acqua del mare. Il mare è calmo, ogni tanto si alzano raffiche di vento, ma il sole di metà mattina comincia a dare segni di primavera e si sta bene; è un peccato che si debba ripartire.

L’acqua avanza e si ritira sul bagno-asciuga come fa da sempre e come continuerà a fare per sempre, insinuandosi tra i granelli di sabbia. Un po’ come i pensieri che continuamente s’insinuano nella mente; si dice che camminare aiuta a riordinare i pensieri ed a lasciarsi alle spalle quelli gravosi.


Soprattutto, non perdere la voglia di camminare: io, camminando ogni giorno, raggiungo uno stato di benessere e mi lascio alle spalle ogni malanno; i pensieri migliori li ho avuti mentre camminavo, e non conosco pensiero così gravoso da non poter essere lasciato alle spalle con una camminata […] perciò basta continuare a camminare, e andrà tutto bene. (Soren Kierkegaard, Lettere a Jette)


E la spiaggia, soprattutto nei periodo fuori stagione e quando si distende per chilometri a perdita d’occhio rappresenta, tra gli altri, un ottimo posto per camminare, da soli od in compagnia. Passo dopo passo tutti i pensieri come quelli che riguardano gli amici, il lavoro, la società, l’amore, ritrovano progressivamente il filo logico e la collocazione spazio-temporale: è un fenomeno quasi automatico e la testa si riempie in maniera ordinata, come gli scaffali di una biblioteca.


La camminata ha dato i suoi frutti: rinvigoriti da questa rinata lucidità mentale e stimolati dal desiderio di mettere in pratica ciò che la mente ha concepito, si può riprendere la giornata da dove era stata lasciata prima della camminata.


Le due adolescenti accendono la musica, continuando a camminare con i piedi nudi nell’acqua fino alle caviglie ed i pantaloni rivoltati per non farli bagnare.

mercoledì 24 marzo 2010

La brutta notizia

Vado via, ho accettato un lavoro...


Così si ricomincia tutto da capo, da un’altra parte: nuova casa, nuovo ambiente, nuove persone, nuovo lavoro...non si fa in tempo ad ambientarsi che già la vita ti richiama altrove!


Ci si abitua al cambiamento, si impara a socializzare, a comunicare; cose come libertà, stabilità economica, radici, legami acquisiscono un senso ed un valore.


All’inizio è tutto bello, nuovo, entusiasmante, thrilling. Si è pini di aspettative, curiosità, paure ed incertezze, di ansie, ma di quelle buone, di quelle che ti fanno reagire.

Con il tempo le proprie scelte cominciano ad assumere un peso, coinvolgendo e condizionando sempre più la propria esistenza e l’ambiente che ci circonda.

Finalmente si diventa consapevoli davvero di ciò che conta e, soprattutto, di chi è importante per noi, si creano e si fissano i rapporti con gli altri, si focalizzano con più chiarezza i propri desideri ed obiettivi: un pizzico di casualità e di fortuna completano la messa a fuoco.


Forse, non è poi così una brutta notizia!

lunedì 9 novembre 2009

Londra

Londra, anni 80.

I miei genitori partecipavano a cene, convention, meeting offerti dalle banche, intrattenendo pubbliche relazioni non paragonabili a quelle che si svolgevano a Bergamo.


Io piangevo.


I miei prendevano dimestichezza con la guida a destra, le vie della metropoli, le dimensioni della metropoli, i grandi magazzini.


Io soffrivo.


I miei imparavano a conoscere la migrazione, le culture, le abitudini e le tradizioni di altri popoli, la multietnicità.


Io resistevo.


I miei facevano la spesa con il trolley, compravano il latte in bottiglia con il tappo in alluminio, acquistavano stampe ed oggetti d’antiquariato.


Io cambiavo.


Londra, anni 00.

I miei hanno acquistato due appartamenti in multiproprietà, li hanno arredati ed ora li amministrano.

I miei si divertono a Londra.


Io anche.


L’esperienza londinese fu travolgente per i miei genitori, trasferitisi nella capitale inglese per motivi di lavoro. Bergamo era diventata stretta e per loro lo è tuttora!

Per me, invece, catapultato insieme a loro in un’avventura straordinaria senza rendermi conto di quello che stava succedendo, l’esperienza londinese fu traumatica e forse mi ha condizionato più di quanto avessi voluto od immaginato. A 5 anni non ero pronto ad affrontarla e mi sentivo costretto.


Oggi rivedo l’esperienza con occhi sereni e distaccati: ho assimilato quegli anni come una parte della mia vita, conservandone le esperienze e le sensazioni positive.

Oggi mi piacerebbe trasferirmi a Londra!

martedì 27 ottobre 2009

The Sound of Music

Martedì. Secondo giorno della settimana. Anche oggi si va a lavorare. Sveglia alle 7:30, ma come al solito alle 6:56 sono già sceso dal letto. Doccia, colazione e fuori di casa prima delle 8. La strada verso il posto di lavoro è ancora quella: l’autobus segue una linea retta per buona parte del suo percorso verso la destinazione, dove incontro le colleghe con le quali salgo verso la Villa.

La Villa, residenza estiva di una famiglia di Conti del XIX secolo, è dove lavoro da 10 mesi. La Villa, ristrutturata e convertita in luogo di lavoro, possiede tante stanze tra le quali la Sala della Musica, fiore all’occhiello e luogo centrale delle attività di un tempo della Villa: era la sala riservata ai festeggiamenti, ai balli, agli incontri ufficiali. In mezzo a questa sala c’è un pianoforte a coda perfettamente funzionante e usato ancora oggi.

Ogni tanto di mattina, prima delle 9, prima, cioè, dell’inizio della giornata lavorativa, qualcuno si siede al piano per suonare qualcosa, a memoria. La musica si diffonde per la Villa, le note si liberano nell’aria e per tutta la giornata vanno a solleticare le orecchie e le menti delle persone. A qualcuno danno fastidio, a qualcun altro fanno piacere, in altri le note riescono a penetrare in profondità. Alcuni ne percepiscono il peso, il valore, la bellezza. Queste sono le persone che sanno apprezzare le cose belle della vita, che hanno imparato a cogliere quello che di positivo c’è nella quotidianità.