Benvenuti. Spesso non riesco a trasmettere tutti i miei pensieri a voce. Forse è una questione di allenamento al dialogo. Del resto ognuno usa gli strumenti che conosce meglio ed il mio, per adesso, è quello della scrittura. Pertanto ho aperto questo blog con l’intenzione di condividere le mie esperienze. Tutti possono partecipare, non costa niente; potete anche farlo conoscere ad altre persone. Grazie
venerdì 16 luglio 2010
Volersi bene
giovedì 4 marzo 2010
Il compromesso
[...] Come fate voialtri laggiù a sceglierne una [strada], a scegliere una donna, una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare [...] Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n’è! Ma non avete paura, voi, di finire in mille pezzi anche solo a pensarci a quella enormità [...] La terra è una nave troppo grande per me.
Un uomo con un fantastico talento riempie di vita un piccolo mondo finito di persone: giorno dopo giorno le folle estasiate esultano e lo acclamano; giorno dopo giorno il mito dell’uomo cresce e si rafforza. All’interno del piccolo mondo finito egli può usufruire di un numero infinito di combinazioni per soddisfare il suo talento.
Ma fuori da questo mondo, nessuno conosce l’uomo ne il suo talento.
Solo tu sai che sono qui.
è troppo forte la paura del grande mondo che si trova al di fuori, è troppo grande il timore di amare e di crearsi delle radici; l’uomo preferisce dedicare la sua esistenza a sgravare, in maniera indubbiamente eccezionale, i cuori della gente che gli passa davanti, dalla paura di quest’immensità. Sceglie di evitare compromessi con la vita e di disarmare i propri desideri e le proprie speranze, rifugiandosi fino alla fine in quel piccolo mondo finito che per tutta la vita ha conosciuto i suoi pensieri e custodito il suo cuore. E con la sua scomparsa, svanisce anche il suo talento, straordinario dono, in questo caso fine a se stesso.
domenica 7 febbraio 2010
Bacheca
La finestra della stanza era ampia e la visuale era spettacolare. Al risveglio, tirando le tende, la luce del mattino inondava l’interno ridando colore ai mobili, ai vestiti, alle pareti; e dopo il tramonto le luci della città coloravano le strade, i grattacieli, il cielo con colori incredibili.
La città non dormiva mai, perché in ogni momento succedeva qualcosa.
Però, ogni tanto si deve andare a dormire, chiudere le tende, spegnere la luce e staccare la mente, lasciandola libera, magari, di avventurarsi nel mondo dei sogni.
C’è chi riesce ad addormentarsi subito e chi, invece, ritarda a prendere sonno; c’è chi, pur addormentandosi in fretta viene risvegliato nel cuore della notte od ai primi segni dell’alba da pensieri e preoccupazioni; c’è chi, invece, ha un sonno agitato non ristoratore e c’è chi è addirittura insonne!
Nel momento in cui si chiudono le tende ciò che è dentro è dentro e ciò che è fuori è fuori.
Chissà se ciò che è fuori sarà ancora al suo posto al risveglio!
E se si potesse far entrare nella stanza il mondo esterno con tutte le persone, le luci, i rumori, gli eventi, le gioie, i dolori e se si riuscisse a fissarlo al muro con delle puntine, come su una bacheca? Forse si dormirebbe meglio!
Sarebbe bello fermare tutto ed andare a letto con la certezza che senza di noi non potrebbe succedere nulla, sarebbe bello essere in controllo di tutto, al centro di tutto; fissare la vita al muro fino al mattino, così non dovremmo più preoccuparci di nulla!
Ma è proprio necessario controllare tutto per stare tranquilli? In quei momenti di pausa e silenzio come durante la notte, volenti o nolenti, si finisce per tirare un po’ le somme e riemergono sensazioni e pensieri che le occupazioni della giornata ci avevano temporaneamente fatto dimenticare; in quei momenti ci rendiamo conto meglio della nostra fragilità e di come sia difficile confrontarci da soli con noi stessi.
Ma noi non possiamo controllare tutto, non possiamo avere in mano tutta la conoscenza, ne possedere un’esperienza perfetta. Possiamo, però, controllare noi stessi e comprendere le nostre potenzialità, conoscere i nostri talenti da sfruttare, scoprire i nostri desideri ed in cosa crediamo: fragili sì, ma preziosi, come il cristallo!
Con questo stato d’animo scevro da condizionamenti esterni, finalmente potremo chiudere le tende, spegnere la luce e tranquillamente andare a dormire senza voler fermare il mondo; lasciare libera la mente e riposare il corpo. Il giorno dopo potremo essere di nuovo in pista a dare il nostro contributo.

mercoledì 9 dicembre 2009
Il cane lupo
Vigilia di Natale. Gli ospiti si stavano preparando per la veglia natalizia della vigilia ed era ormai notte inoltrata. Faceva freddo ed aveva cominciato a nevicare forte. Il luogo, che già di per sé conciliava al silenzio, sembrava ancora più tranquillo: regnava la caratteristica pace di una vigilia natalizia innevata lontano dai centri abitati. Il cane lupo riposava.
La neve aveva incominciato a preoccupare gli ospiti, infatti, il paesaggio tanto suggestivo avrebbe potuto creare problemi per la viabilità, anche perché la strada era stretta, senza parapetto e non era illuminata. Così, prima che potessero rimanere bloccati, gli ospiti decisero di ritornare al centro abitato. Partirono, ma il cane lupo si parò davanti alla macchina abbaiando. Il suo Padrone lo riprese e gli ospiti poterono ripartire. Il cane lupo, però, continuava ad abbaiare e, quando la macchina era già lontana, riuscì a liberarsi dal Padrone ed a correre dietro al veicolo. Lo raggiunse e si parò nuovamente davanti abbaiando. Dalla macchina scesero per tranquillizzare l’animale. Più avanti, illuminata dai fari, la strada franata bloccava il passaggio.
Così il cane lupo aveva percepito il pericolo ed aveva cercato di avvertire gli ospiti.
Anche se non possediamo le doti del cane, che è in grado di percepire gli ultrasuoni, dobbiamo dare la giusta importanza a ciò che viene raccolto dai nostri 5 sensi, infatti, molte e più durevoli sensazioni si possono sperimentare attraverso ciò che non è materiale: intuito, istinto, sensibilità, coscienza; i sensi sono la finestra sul mondo, del quale ogni individuo deve cercarne, capirne e concepirne il senso, anche se non è semplice comprendere qualcosa che non si può vedere, non si può sentire, né toccare.
giovedì 5 novembre 2009
La televisione
Improvvisamente ci si ritrova soli. Il mondo che si conosceva, con cui si conviveva, che si pensava perfetto, crolla, svanisce, ci abbandona di colpo. Si rimane soli, in piedi in mezzo alle macerie: e adesso?
Lo sconforto e la disillusione ci impediscono di compiere anche i gesti più banali a cui eravamo abituati e che ci sembravano scontati, come accendere la televisione!
Quindi si tenta di reagire ricercando qualcosa che tenga occupata la testa.
Poi succede qualcosa. Qualcosa d’inaspettato, di improvviso, d’impetuoso, di inevitabile. E ci coinvolge fino al midollo, al punto che s’incomincia a fare tutto in funzione di questo. Ci si sente bene, si vede tutto con occhi più sereni, si riprendono i semplici gesti, non ci si sente più soli e tutto sembra incastrarsi alla perfezione.
Ma questa successione così intensa di eventi, da una vita apparentemente stabile, alla sofferenza ed alla solitudine, all’euforia ed alla completa apertura, porta anche alla presa di coscienza di sé e del mondo, ad una maggiore consapevolezza ed alla necessità di metter ordine davvero nella propria vita. Ci si ritrova soli di nuovo, ma questa volta coscientemente e con un scopo preciso: ricercare ed esprimere se stessi. Il tempo, che tutto sistema, diventa complice in questa ricerca ma, senza forzare gli eventi, bisogna mantenere la volontà di andare fino in fondo.
Non avevo più acceso la televisione fino ad oggi, forse per una mia sciocca debolezza…
Tu hai fatto la cosa giusta al momento giusto. Se l’avessi accesa prima, probabilmente l’avresti odiata!