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lunedì 22 ottobre 2012

La diga


Il grande prato, la vallata davanti con le montagne ricoperte di boschi regalavano una vista mozzafiato; il cielo terso, il sole brillante e la vastità del panorama trasmettevano uno sconfinato senso di libertà.
Non resse più. Il peso delle emozioni di quel periodo intenso e soffocante e di quello che lo aveva preceduto, si fece improvvisamente insostenibile: sentì dentro di sé come il rumore di qualcosa che si rompeva, come il crollo di una diga e sfogò, finalmente, tra le sue braccia, in un pianto rumoroso ed esonerante tutto il dolore e la frustrazione, la fatica e la solitudine accumulati in tutti quei mesi frenetici e complicati.

Così, si spogliò di tutto, svuotandosi di un fardello terribile. Poi, come la quiete dopo la tempesta, come il silenzio dopo un’esplosione, tornò la calma ed i pensieri belli, rimasti assediati e reclusi per lungo tempo, finalmente riaffiorarono: ora si poteva ripartire, ricominciare a vivere, rimettersi in gioco. Anche da soli.

giovedì 12 luglio 2012

Sogno



Albeggiava. Scostò le lenzuola e l’aria fresca della notte, che filtrava attraverso le persiane, cominciò ad accarezzarle dolcemente la pelle. Guardò su verso il soffitto, immobile e leggero, poi, pigramente, si voltò verso di lui; nella penombra riusciva a scorgere appena la sagoma del suo corpo parzialmente coperto. Dai piccoli movimenti delle sue labbra, e dai suoni quasi impercettibili che uscivano dalla sua bocca, capì che stava sognando. Sebbene si trovassero a pochi centimetri l’una dall’altro, ebbe per un istante come una malinconica sensazione che fossero estranei. Chissà dov’era in quel momento, cosa stava vedendo, con chi era? Forse non l’avrebbe saputo mai: le sensazioni che si provano nei sogni sono difficilmente condivisibili. Lo sfiorò dolcemente con le dita della mano, poi tornò a fissare il soffitto.
Per un attimo ci aveva pensato, ma non poteva svegliarlo, non poteva interrompere il suo sogno. Tra poco si sarebbero svegliati, si sarebbero abbracciati e baciati, si sarebbero vestiti ed avrebbero cominciato una nuova giornata, spinti da quel continuo, misterioso e meraviglioso impulso di condivisione e complicità, ma ora no, bisognava lasciare tutto così fino al risveglio. Non gli avrebbe chiesto nulla del sogno.
Un nuovo e fresco colpo d’aria si fece largo attraverso le fessure delle persiane e passò sulla sua pelle spazzando i pensieri; si rigirò nel letto e si riaddormentò.

giovedì 17 febbraio 2011

Sciopero

 Sciopero.
Per informazione chiamare il numero verde o collegarsi al sito!
Fino all’ultimo, però, non si sa mai se il proprio treno sarà in servizio: bisogna seguire gli aggiornamenti in tempo reale sui tabelloni elettronici in stazione. Ci sono anche i monitor vicino ai binari, collocati in modo che anch’io posso leggerli.
Sono solo.
Compare il mio treno e la scritta CAN nella colonna riservata alle note, che conferma la soppressione del servizio. Cosa fare? Ora devo decidere: restare lì in una stazione che conosco ed aspettare la fine dello sciopero o spostarmi in un’altra stazione che non conosco, sperando poi che ci sia un treno in servizio che mi riporti a casa?
Decido di muovermi. Solo, con l’aiuto anche del mio cellulare, scendo a prendere la metro. Chiedendo riesco a dirigermi verso il binario giusto ed a scendere alla fermata giusta. Da che parte è la stazione dei treni? Finalmente arrivo nell’atrio dove vedo tanta gente assiepata davanti ai tabelloni elettronici: è l’ora della verità, se c’è un treno sono fortunato. Casualmente l’altoparlante annuncia che un treno per casa è in partenza al binario 16: dov’è il binario 16? Non voglio perdere il treno!
Sono solo. Dove sono tutte le persone che conosco? Perché quando serve non c’è mai nessuno ad aiutarmi? Quanto vorrei che ci fosse qualcuno che si prendesse cura di me, che mi prendesse per mano e mi facesse da occhi in mezzo a tutta questa frenesia.
Alla fine trovo il binario ed il treno lì ad aspettarmi. C’è molta gente in piedi, ma trovo un posto e mi siedo: ce l’ho fatta. Mi sento soddisfatto.
Poi, il treno parte ed il suo movimento lungo i binari mi aiuta a riordinare i pensieri dentro la mia testa. Appoggio la testa al sedile e lentamente il senso di solitudine che mi aveva angosciato pochi attimi prima svanisce, comincio a non temerla più ed a non sentire più il bisogno di dover essere accompagnato; nessuno è obbligato a farlo, la mia tranquillità dipende soprattutto da me.
Quanto vorrei che fosse sempre così.

venerdì 23 aprile 2010

Camminando lungo la spiaggia

Due adolescenti camminano scalze, con i pantaloni rivoltati sopra le caviglie, lungo il bagno-asciuga, bagnato dolcemente dall’acqua del mare. Il mare è calmo, ogni tanto si alzano raffiche di vento, ma il sole di metà mattina comincia a dare segni di primavera e si sta bene; è un peccato che si debba ripartire.

L’acqua avanza e si ritira sul bagno-asciuga come fa da sempre e come continuerà a fare per sempre, insinuandosi tra i granelli di sabbia. Un po’ come i pensieri che continuamente s’insinuano nella mente; si dice che camminare aiuta a riordinare i pensieri ed a lasciarsi alle spalle quelli gravosi.


Soprattutto, non perdere la voglia di camminare: io, camminando ogni giorno, raggiungo uno stato di benessere e mi lascio alle spalle ogni malanno; i pensieri migliori li ho avuti mentre camminavo, e non conosco pensiero così gravoso da non poter essere lasciato alle spalle con una camminata […] perciò basta continuare a camminare, e andrà tutto bene. (Soren Kierkegaard, Lettere a Jette)


E la spiaggia, soprattutto nei periodo fuori stagione e quando si distende per chilometri a perdita d’occhio rappresenta, tra gli altri, un ottimo posto per camminare, da soli od in compagnia. Passo dopo passo tutti i pensieri come quelli che riguardano gli amici, il lavoro, la società, l’amore, ritrovano progressivamente il filo logico e la collocazione spazio-temporale: è un fenomeno quasi automatico e la testa si riempie in maniera ordinata, come gli scaffali di una biblioteca.


La camminata ha dato i suoi frutti: rinvigoriti da questa rinata lucidità mentale e stimolati dal desiderio di mettere in pratica ciò che la mente ha concepito, si può riprendere la giornata da dove era stata lasciata prima della camminata.


Le due adolescenti accendono la musica, continuando a camminare con i piedi nudi nell’acqua fino alle caviglie ed i pantaloni rivoltati per non farli bagnare.

domenica 7 febbraio 2010

Bacheca

La finestra della stanza era ampia e la visuale era spettacolare. Al risveglio, tirando le tende, la luce del mattino inondava l’interno ridando colore ai mobili, ai vestiti, alle pareti; e dopo il tramonto le luci della città coloravano le strade, i grattacieli, il cielo con colori incredibili.

La città non dormiva mai, perché in ogni momento succedeva qualcosa.


Però, ogni tanto si deve andare a dormire, chiudere le tende, spegnere la luce e staccare la mente, lasciandola libera, magari, di avventurarsi nel mondo dei sogni.


C’è chi riesce ad addormentarsi subito e chi, invece, ritarda a prendere sonno; c’è chi, pur addormentandosi in fretta viene risvegliato nel cuore della notte od ai primi segni dell’alba da pensieri e preoccupazioni; c’è chi, invece, ha un sonno agitato non ristoratore e c’è chi è addirittura insonne!


Nel momento in cui si chiudono le tende ciò che è dentro è dentro e ciò che è fuori è fuori.


Chissà se ciò che è fuori sarà ancora al suo posto al risveglio!


E se si potesse far entrare nella stanza il mondo esterno con tutte le persone, le luci, i rumori, gli eventi, le gioie, i dolori e se si riuscisse a fissarlo al muro con delle puntine, come su una bacheca? Forse si dormirebbe meglio!

Sarebbe bello fermare tutto ed andare a letto con la certezza che senza di noi non potrebbe succedere nulla, sarebbe bello essere in controllo di tutto, al centro di tutto; fissare la vita al muro fino al mattino, così non dovremmo più preoccuparci di nulla!


Ma è proprio necessario controllare tutto per stare tranquilli? In quei momenti di pausa e silenzio come durante la notte, volenti o nolenti, si finisce per tirare un po’ le somme e riemergono sensazioni e pensieri che le occupazioni della giornata ci avevano temporaneamente fatto dimenticare; in quei momenti ci rendiamo conto meglio della nostra fragilità e di come sia difficile confrontarci da soli con noi stessi.

Ma noi non possiamo controllare tutto, non possiamo avere in mano tutta la conoscenza, ne possedere un’esperienza perfetta. Possiamo, però, controllare noi stessi e comprendere le nostre potenzialità, conoscere i nostri talenti da sfruttare, scoprire i nostri desideri ed in cosa crediamo: fragili sì, ma preziosi, come il cristallo!


Con questo stato d’animo scevro da condizionamenti esterni, finalmente potremo chiudere le tende, spegnere la luce e tranquillamente andare a dormire senza voler fermare il mondo; lasciare libera la mente e riposare il corpo. Il giorno dopo potremo essere di nuovo in pista a dare il nostro contributo.


giovedì 31 dicembre 2009

Caccia alla volontà

Sono queste le cose che più mi mancano, le piccole debolezze che conoscevo solo io. Queste cose la gente le chiama imperfezioni, ma non lo sono, sono la parte essenziale. Niente e nessuno è perfetto, ma la domanda è lo è per noi? È questo che conta, è questo che significa intimità. Puoi sapere tutte le cose del mondo, ma il solo modo di scoprire questa qui è darle una possibilità.


Non bisogna avere paura di non farcela, di non essere in grado, di venire abbandonati, perché questo significherebbe mancare di fiducia in noi, negli eventi e nel domani; non bisogna crogiolarsi nella propria miseria, si rischia di ingobbirsi sotto il peso dei propri pensieri.


Si pensa di essere dei grandi pensatori, invece si è solo dei grandi distruttori.


Il migliore augurio che si possa auspicare in questo clima di feste natalizie è che ognuno ritrovi la propria volontà, i propri desideri, la propria determinazione e si prodighi per perseguire i propri obiettivi.

venerdì 6 novembre 2009

Il cielo è blu sopra le nuvole

[...] you and I cry/but the sun is still in the sky and shining above you [...]


Siamo troppo presi dai nostri pensieri, dalle nostre preoccupazioni, dalle nostre paure, dalle nostre esitazioni e non ci accorgiamo di quello che di positivo ci passa davanti; e quando ci rendiamo conto è troppo tardi e diventa molto più difficile rimediare. Vediamo solo le nuvole, ma ci dimentichiamo che al di là il cielo è blu ed il sole continua a brillare imperterrito.


Chi è abituato a volare sa che l’aereo deve compiere una faticosa salita per vincere la gravità e raggiungere la quota di crociera dove l’attrito è minore. Lo sforzo è ripagato: si apre uno spettacolo straordinario che da terra non si riesce ad immaginare. Ogni volta che guardo fuori dal finestrino penso: siamo sospesi in balia di qualche forza invisibile ed incontrollabile; è tutto un equilibrio di forze ed a pensarci vengono i brividi. Ma nello stesso tempo ammiro il sole, così lucente e confortante ed il cielo azzurro così limpido e rilassante: non penso più all’equilibrio di forze, che comunque esiste ma, piuttosto, “rinasco” di fronte allo scenario sorprendente.