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giovedì 3 marzo 2011

La grande casa

Vuoi un succo?
Le parole, appena sussurrate, lo risvegliarono dal dolce torpore. Lentamente si alzarono dal divano e, senza perdersi di vista un attimo, si spostarono in cucina. La grande casa, con le sue stanze, le sue pareti, le sue porte, le sue finestre, teneva il mondo lontano; i rumori della strada giungevano affievoliti ed in quel momento dentro la casa si sentiva solo il rumore delle piante dei loro piedi sul pavimento fresco.
Aprì il frigo, tirò fuori la bottiglia; prese un bicchiere dall’armadietto, sollevandosi sulle punte dei piedi, lo riempì e glielo diede. Restarono lì in piedi senza togliersi gli occhi di dosso, appoggiati dolcemente al piano della cucina ed illuminati dalla fioca luce della cappa; la tapparella del terrazzo leggermente abbassata lasciò entrare una leggera brezza che delicatamente accarezzò i loro corpi.
Vieni.
Prese la sua mano e lo condusse in camera.
Notte. Supini, le dita delle mani che sfiorano appena la pelle ancora calda. Silenzio, dalla finestra aperta il rumore di un tram in lontananza. Percepiva chiaramente che entrambi stavano pensando alla stessa cosa: era da tanto tempo che quel grande letto non ospitava un’altra persona.
Non rivide più la grande casa. Ripensandoci, però, le cose non sarebbero potute andare diversamente: fu tutto perfetto, puro, vissuto con la massima naturalezza e sincerità. 
Grazie a questa considerazione, col tempo riuscì a colmare la sensazione di vuoto e di sfiducia ed a risvegliare in lui il desiderio e la speranza.

sabato 19 giugno 2010

Oltre il colle

Una sera, come tante altre, mi sono incamminato a piedi verso il locale. Da casa mia si deve scollinare, seguendo un percorso quasi completamente pedonale. Prima bisogna salire per un vicolo lastricato di pavé, costeggiando edifici vecchi ristrutturati e muri di cinta interrotti da portoncini e cancelli. Spesso dalle case si sente il suono di un pianoforte che rompe il silenzio del vicolo senz’auto.

In cima alla salita il panorama finalmente si apre e si può osservare praticamente tutta la città bassa dall’alto fino alla periferia sud e, ancora più in là, fino all’aeroporto internazionale. La presenza di coppie di innamorati e non rende il paesaggio ancora più suggestivo.

Infine, si deve percorrere una parte della cinta muraria e ridiscendere verso la città bassa dalla parte opposta rispetto al punto di partenza, ripiombando nuovamente nel caos.


Le fasi della passeggiata rispecchiano i miei pensieri. La salita, che di solito inizio quando è ancora chiaro, è il momento più faticoso, quello in cui in genere si è più concentrati e che si vorrebbe finisse presto. In questa parte del percorso mi assalgono tutte le percezioni e le sensazioni più negative ed i pensieri più angoscianti dei giorni addietro. La mia mente, la mia anima ed il mio cuore sembrano prosciugati dal disincanto e dalla disillusione e s’inaridiscono, lasciando dentro di me una sensazione angosciante di ineluttabilità; mi sento in trappola.


La fine della salita è il momento in cui finalmente la fatica si scioglie, si recuperano le forze e s’incomincia a sentirsi sollevati. Prendo un grande respiro ed in un istante libero tutta l’ansia della salita: ora posso di nuovo pensare liberamente, lasciarmi pervadere dalle sensazioni e percepire il mondo circostante; la sensazione d’ineluttabilità lascia il posto ad uno stato d’animo di attesa e non mi sento più in trappola.


La discesa è decisamente piacevole, non si deve più faticare e ci si sente tranquilli. Penso a quella che mi aspetta (la gente del locale, le persone che conosco, il lavoro, i rapporti) e ripeto a me stesso le parole che qualcuno mi disse qualche giorno prima: Tu puoi fare tutto.

Questo non significa che io devo sapere e fare tutto quello che fanno gli altri; la cosa importante è sapere che io ho le stesse possibilità degli altri di provare gioie e dolori, di sperimentare difficoltà e serenità, di amare e di odiare. Io devo vivere la mia vita e non quella degli altri: è così che riuscirò a dare la giusta importanza alle cose e ad essere attivamente presente nel mondo e nella vita degli altri.


Ecco: la salita ha condotto alla discesa, i brutti pensieri iniziali hanno lasciato il posto a pensieri di accettazione e speranza.