Visualizzazione post con etichetta parole. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta parole. Mostra tutti i post

sabato 8 gennaio 2011

Quel che rimane

Silenzio. Fuori la neve, in casa il buio; dalle finestre filtra solo la luce fioca dei lampioni riflessa dal biancore della neve. Tutto è immobile ed ovattato, specchio dell’anima!


Cosa rimane? Prima c’era tutto, ora sembra che non ci sia più niente. Le giornate si sono improvvisamente svuotate e sono diventate tutte uguali; si vive così, un giorno dopo l’altro, in attesa!


Cosa rimane? Ricordi, intenzioni, voci, parole, frasi, scelte: un nodo alla gola, doloroso, paralizzante.


Tutto era apparso scontato, ma a niente si era dato davvero importanza.


Il telefono avvisa l’arrivo di un messaggio; pigramente il dito fa scorrere le parole sul piccolo schermo.


Che sorpresa! Gentile! Ha apprezzato!


Ecco, qualcuno ha apprezzato e l’ha comunicato: questo piccolo gesto di riconoscenza risolleva il morale, la nuvola di nostalgia vacilla leggermente.


Forse non si ottengono dei riscontri visibili ed immediati dei propri gesti e delle proprie azioni, ma non bisogna scoraggiarsi: i veri nemici non sono gli altri, non è il mondo, non sono le circostanze; i veri nemici sono le nostre paure, le nostre debolezze, le nostre indecisioni, i nostri bisogni. Queste sono le cose che possono davvero diventare pericolose e farci del male.


Non rispondo al messaggio, ma chiamo direttamente il mittente, che mi comunica a voce quello che non si riesce a sintetizzare via SMS.

venerdì 16 luglio 2010

Volersi bene

Ti voglio bene!

Mentre restarono lì stretti in un abbraccio sincero e commovente capì, anche se faticava a crederci, che qualcosa ormai era cambiato, che ciò che conosceva ora non era più scontato; quella persona che così tenacemente avvolgeva quasi come volesse proteggerla stava richiedendo il proprio spazio, lo stava allontanando.
Avrebbe voluto prendersi ancora cura di lei, di strale vicino, ma si rese conto che non sarebbe stato possibile, aveva fatto la sua parte, ma ora doveva lasciarla libera. Percepì un improvviso e doloroso senso di distacco insinuarsi tra loro, si senti stringere il cuore e con la voce rotta dall’emozione e dalle lacrime che silenziose cominciarono ad invadere il viso ed a bagnare i capelli della persona che stringeva sibilò quelle tre parole così brevi e chiare senza riuscire ad aggiungere altro.
Per un attimo ancora si strinsero così forte che le braccia cominciarono a fare male.

Quella esperienza gli aveva dato molto: aveva imparato, finalmente, ad amare ed a lasciarsi amare, aveva capito quanto valeva e quanto potesse risultare importante il proprio contributo nel mondo; aveva compreso che le cose possono non andare come previsto, ma che questo, anche se apparentemente inconcepibile, non doveva scoraggiare ne far perdere la fiducia in sé e nel mondo.
Decise che se fosse riuscito a vivere bene, le cose si sarebbero sistemate da sole al momento giusto.

martedì 16 febbraio 2010

Fantasma

Seduto sul sedile del passeggero, si girò per guardare fuori dal finestrino dell’auto. La piazza, concepita negli anni venti del secolo scorso, era lì, come sempre: di notte dava il meglio di sé.


In quel momento ripensò ad un film che aveva visto qualche mese prima presso l’auditorium di quella piazza e si ritrovò quasi per caso a riflettere sulla sua vita.


Quante case e quanti ambienti aveva cambiato, dove magari avrebbe potuto mettere radici. Quante persone aveva involontariamente lasciato, con cui magari avrebbe potuto condividere esperienze durevoli. Quante difficoltà negli anni e quante scelte non scontate per accumulare il bagaglio di esperienze attuale. Quante relazioni, amicizie, rapporti aveva visto passare e mutare a seconda delle circostanze e degli stati d’animo, quante sicurezze, desideri ed idee aveva visto cadere troppo repentinamente.






Mai come prima le parole del protagonista di quel film riecheggiarono nella sua mente con tanta passione:


Dovunque un poliziotto picchia una persona,

dovunque un bambino nasce gridando per la fame,

dovunque c'è una lotta contro il sangue e l'odio nell'aria,

cercami e ci sarò.

Dovunque si combatte per uno spazio di dignità

per un lavoro decente, una mano d'aiuto,

dovunque qualcuno lotta per essere libero,

guardali negli occhi e vedrai me.


Ciò che conta è che bisognerebbe avere qualcosa in cui credere, infatti, si riuscirebbe a superare meglio cose come le incomprensioni e la solitudine non sarebbero nemmeno concepibili.


Tutto questo pensò mentre in auto passava, seduto sul sedile del passeggero, davanti alla piazza dopo mezzanotte e, benché si sentisse solo, quelle parole di speranza e coraggio gli diedero un senso di libertà e serenità.