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venerdì 8 giugno 2012

Felicità



Un momento di umiltà, onestà e dedizione, di passione e semplicità; un momento dove le distanze non esistono più, anche grazie all’assenza di trucchi ed effetti speciali, un coinvolgimento totale e vicendevole. Per un momento la quotidianità ed i problemi restano fuori, liberando le emozioni e lasciandosi pervadere da un unico sentimento corale. Tanta felicità, che supera le regole e le conformità e che basta da sola a reggere il peso delle responsabilità.

sabato 7 novembre 2009

Luce negli occhi

"Incredibile! -mormorò. L'uomo non somigliava affatto a lui, la donna poi conservava qualche cosa della donna-tigre del primo romanzo, ma non ne aveva la vita, il sangue. Pensò che quella verità che aveva voluto raccontare era meno credibile dei sogni che anni prima aveva saputi gabellare per veri. In quell'istante si senti sconsolatamente inerte, e ne provò un'angoscia dolorosa. Depose la penna, richiuse tutto in un cassetto, e si disse che l'avrebbe ripreso più tardi, forse già il giorno appresso."
Allora non c’è più niente da dire, niente da fare.
Passion is not maybe – La passione non è “forse”!
Sentimenti come fede, amore, passione non sono spinti dalla razionalità, che pure deve esserci, ma soltanto in seconda istanza. E quando si perde la capacità di sentire, quando viene a mancare la fiducia e non si credere più, cosa si può fare?
Chiediamolo a questi bambini che nonostante la pancia vuota sono capaci di regalare sorrisi sinceri con occhi vivi e sereni!






Lasciarsi pervadere dalle sensazioni, dai sentimenti, dalla bellezza, lasciarsi voler bene, lasciarsi amare: solo così ci si rende conto dei propri talenti e rinasce il desiderio di esprimerli.

mercoledì 4 novembre 2009

L'una e l'altra

Lavoro in un rinomato centro di ricerca dove si sperimentano terapie contro le malattie renali croniche, il diabete e le malattie rare e dove vengono gestiti i pazienti che hanno subito un trapianto d’organo. Vedendo l’edifico da fuori non sembra un posto di lavoro, ne tanto meno un centro di ricerca!

Cosa ha spinto un medico veterinario come me, per di più diplomato in omeopatia veterinaria, ad accettare di entrare a far parte dell’organico di un Istituto di ricerca?


Negli ultimi 6 anni ho frequentato un ambulatorio veterinario tutt’ora esistente dove si pratica quotidianamente l’omeopatia sugli animali: questo mi ha permesso di conoscere con mano questa tecnica terapeutica, di verificarne gli effetti e valutarne i limiti e di capire quanto poco di effetto placebo ci sia nelle cure omeopatiche, avendo trattato cani, gatti, tartarughe e quant’altro che non possiedono la nostra componente suggestiva.

Un approccio alla malattia ed al malato totalmente diverso ed inconcepibile per la scienza. Negli ultimi 11 mesi, in Istituto ho incominciato ad apprendere come funzionano i progetti di ricerca, come vengono spartite le mansioni tra i dipartimenti, i laboratori ed i ricercatori, quali sono i meccanismi di sovvenzionamento della ricerca; ho potuto visionare articoli e pubblicazioni scientifiche e, non ultimo, gli stabulari degli animali.


Al di là dei pro e dei contro della ricerca scientifica e di tutte le parole che si dovrebbero spendere per spiegare cosa è e come funziona l’omeopatia e le sue differenze con la medicina tradizionale, è importante affermare che, se l’obiettivo finale dello scienziato e del medico è il benessere del paziente, entrambe le discipline mediche possono venire applicate, con razionalità e competenza: il metodo scientifico applicato all’omeopatia, la visione olistica applicata alla scienza; imparare come e quando usare una disciplina piuttosto che l’altra od entrambe e cosa usare dell’una e dell’altra.


Per questo ci vuole passione, competenza, tempo e fortuna, come in tutte le cose: le prime due dipendono da noi, per le ultime due, beh…dobbiamo avere fiducia.