Visualizzazione post con etichetta desideri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta desideri. Mostra tutti i post

mercoledì 5 maggio 2010

Desideri

Ognuno di noi cerca di coltivare i propri desideri, ma durante la vita può capitare di venire sopraffatti dagli eventi. Quando la vita ricade addosso con tutto il suo peso e tutto sembra insormontabile, lo sconforto è grande e ci si scoraggia.


Non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo... salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l'ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E' lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non puoi nemmeno immaginare - Oceano mare


Più che nella fortuna (che comunque, come una scintilla, può agevolare il processo), nei momenti di sconforto bisogna credere in se stessi e nel domani, con la convinzione che niente e nessuno può e deve mettersi tra noi ed i nostri desideri.

mercoledì 24 marzo 2010

La brutta notizia

Vado via, ho accettato un lavoro...


Così si ricomincia tutto da capo, da un’altra parte: nuova casa, nuovo ambiente, nuove persone, nuovo lavoro...non si fa in tempo ad ambientarsi che già la vita ti richiama altrove!


Ci si abitua al cambiamento, si impara a socializzare, a comunicare; cose come libertà, stabilità economica, radici, legami acquisiscono un senso ed un valore.


All’inizio è tutto bello, nuovo, entusiasmante, thrilling. Si è pini di aspettative, curiosità, paure ed incertezze, di ansie, ma di quelle buone, di quelle che ti fanno reagire.

Con il tempo le proprie scelte cominciano ad assumere un peso, coinvolgendo e condizionando sempre più la propria esistenza e l’ambiente che ci circonda.

Finalmente si diventa consapevoli davvero di ciò che conta e, soprattutto, di chi è importante per noi, si creano e si fissano i rapporti con gli altri, si focalizzano con più chiarezza i propri desideri ed obiettivi: un pizzico di casualità e di fortuna completano la messa a fuoco.


Forse, non è poi così una brutta notizia!

giovedì 4 marzo 2010

Il compromesso

[...] Come fate voialtri laggiù a sceglierne una [strada], a scegliere una donna, una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare [...] Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n’è! Ma non avete paura, voi, di finire in mille pezzi anche solo a pensarci a quella enormità [...] La terra è una nave troppo grande per me.


Un uomo con un fantastico talento riempie di vita un piccolo mondo finito di persone: giorno dopo giorno le folle estasiate esultano e lo acclamano; giorno dopo giorno il mito dell’uomo cresce e si rafforza. All’interno del piccolo mondo finito egli può usufruire di un numero infinito di combinazioni per soddisfare il suo talento.


Ma fuori da questo mondo, nessuno conosce l’uomo ne il suo talento.


Solo tu sai che sono qui.


è troppo forte la paura del grande mondo che si trova al di fuori, è troppo grande il timore di amare e di crearsi delle radici; l’uomo preferisce dedicare la sua esistenza a sgravare, in maniera indubbiamente eccezionale, i cuori della gente che gli passa davanti, dalla paura di quest’immensità. Sceglie di evitare compromessi con la vita e di disarmare i propri desideri e le proprie speranze, rifugiandosi fino alla fine in quel piccolo mondo finito che per tutta la vita ha conosciuto i suoi pensieri e custodito il suo cuore. E con la sua scomparsa, svanisce anche il suo talento, straordinario dono, in questo caso fine a se stesso.


domenica 17 gennaio 2010

Il vento irrequieto

C’era una volta un piccolo villaggio della campagna [...]. I suoi abitanti credevano nella tranquillità. Se vivevi in questo villaggio, infatti, sapevi cosa ci si aspettava da te, conoscevi il tuo posto nel disegno prestabilito e se per caso te lo dimenticavi qualcuno ti aiutava a ricordarlo. In questo villaggio, se vedevi qualcosa che non avresti dovuto, imparavi a guardare dall’altra parte; se accadeva che le tue speranze venissero deluse, imparavi a non chiedere di più.

Così attraverso momenti belli e brutti, fame ed abbondanza, gli abitanti si tenevano stretti alle loro tradizioni, finche in un giorno d’inverno, un vento irrequieto soffiò da nord.


Colpì improvviso, portò novità e scompiglio: l’equilibrio cominciò ad essere minacciato ed a vacillare, portando alla luce tutte le sue debolezze e le contraddizioni. La tranquillità non era più scontata.

In una parola portò umanità, scoprì ciò che si celava sotto la maschera perfetta, ciò che era stato soppresso dalle regole, dalle consuetudini, dalle tradizioni; portò alla luce le speranze, i desideri, i sogni, le emozioni, tutto ciò che era stato messo da parte in nome di una ostentata sicurezza.


Le reazioni tra gli abitanti furono diverse: chi diede libero sfogo alle sue emozioni, chi rimase confuso, chi decise di tagliare con il passato, chi ebbe delle reazioni esasperate; ci fu anche chi non seppe sfruttare al meglio l’occasione rasentando il fanatismo, venendo per questo bandito dal villaggio.


Il tempo passò ed alla fine s’instaurò un nuovo equilibrio, più sincero e vero: ognuno aveva sì il proprio posto, ma non più motivato dalla paura, dal dovere o dal bisogno di tranquillità, bensì dal proprio stato d’animo rinnovato, libero e vivo.


Non possiamo misurare la nostra bontà in base a ciò che non facciamo, in base a ciò che neghiamo a noi stessi, a ciò a cui rinunciamo, a chi respingiamo. Dobbiamo misurare la bontà in base a ciò che abbracciamo, a ciò che creiamo e a chi accogliamo.

Quel giorno [...] furono colti da una nuova sensazione, un alleggerimento dello spirito, una liberazione dalla vecchia tranquillità.


Tuttavia il vento irrequieto del nord non era soddisfatto. Parlò [...] di paesi ancora da visitare, di amici bisognosi ancora da scoprire, battaglie ancora da combattere...da qualcun altro la prossima volta.

Così il vento del nord si stancò e andò per la sua strada.


Niente poté più disfare il tranquillo villaggio, i cui abitanti avevano finalmente imparato ad affrontare la vita di ogni giorno con entusiasmo e pazienza.