giovedì 20 gennaio 2011

La principessa

Una volta un re fece una festa e c'erano le principesse più belle del regno. Ma un soldato che faceva la guardia vide passare la figlia del re. Era la più bella di tutte e se ne innamorò subito. Ma che poteva fare un povero soldato a paragone con la figlia del re! Basta! Ma, finalmente, un giorno riuscì a incontrarla e le disse che non poteva più vivere senza di lei. E la principessa fu così impressionata del suo forte sentimento che disse al soldato: "Se saprai aspettare cento giorni e cento notti sotto il mio balcone, alla fine, io sarò tua!"
Ma, subito il soldato se ne andò là e aspettò un giorno, due giorni e dieci e poi venti. Ogni sera la principessa controllava dalla finestra ma quello non si muoveva mai. Con la pioggia, con il vento, con la neve era sempre là. Gli uccelli gli cacavano in testa e le api se lo mangiavano vivo ma lui non si muoveva. Dopo novanta notti era diventato tutto secco, bianco e gli scendevano le lacrime dagli occhi e non poteva trattenerle poiché non aveva più la forza nemmeno per dormire... mentre la principessa sempre lo guardava. E arrivati alla novantanovesima notte il soldato si alzò, si prese la sedia e se ne andò via. (
Alfredo)


Il soldato se ne andò perché non avrebbe sopportato il dolore se la principessa non avesse mantenuto la promessa.


Cosa è meglio: vivere novantanove notti nell’illusione, evitando una possibile delusione, oppure vivere fino alla centesima notte per non avere rimpianti, con la possibilità di rimanere profondamente delusi da un’eventuale promessa mancata? Oppure non aspettare nemmeno un giorno, evitando anche l’illusione?


La lezione del cavallo insegna ad agire in maniera positiva, non in maniera cinica, facendo della propria delusione e disperazione, la propria forza.

sabato 8 gennaio 2011

Quel che rimane

Silenzio. Fuori la neve, in casa il buio; dalle finestre filtra solo la luce fioca dei lampioni riflessa dal biancore della neve. Tutto è immobile ed ovattato, specchio dell’anima!


Cosa rimane? Prima c’era tutto, ora sembra che non ci sia più niente. Le giornate si sono improvvisamente svuotate e sono diventate tutte uguali; si vive così, un giorno dopo l’altro, in attesa!


Cosa rimane? Ricordi, intenzioni, voci, parole, frasi, scelte: un nodo alla gola, doloroso, paralizzante.


Tutto era apparso scontato, ma a niente si era dato davvero importanza.


Il telefono avvisa l’arrivo di un messaggio; pigramente il dito fa scorrere le parole sul piccolo schermo.


Che sorpresa! Gentile! Ha apprezzato!


Ecco, qualcuno ha apprezzato e l’ha comunicato: questo piccolo gesto di riconoscenza risolleva il morale, la nuvola di nostalgia vacilla leggermente.


Forse non si ottengono dei riscontri visibili ed immediati dei propri gesti e delle proprie azioni, ma non bisogna scoraggiarsi: i veri nemici non sono gli altri, non è il mondo, non sono le circostanze; i veri nemici sono le nostre paure, le nostre debolezze, le nostre indecisioni, i nostri bisogni. Queste sono le cose che possono davvero diventare pericolose e farci del male.


Non rispondo al messaggio, ma chiamo direttamente il mittente, che mi comunica a voce quello che non si riesce a sintetizzare via SMS.